Il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche attribuisce alla mancata manutenzione da parte di Aipo la causa dell’alluvione di Nonantola del 2020 e impone i risarcimenti alle famiglie che avevano fatto ricorso
NONANTOLA (Modena) – L’argine del Panaro cedette per la mancata manutenzione da parte di Aipo. E’ la conclusione del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte d’appello di Firenze per l’alluvione che sommerse Nonantola nel dicembre del 2020 causando danni devastanti. A cinque anni da quei fatti i giudici si sono pronunciati dopo i ricorsi di diverse famiglie residenti nella zona colpita, imponendo alla Regione Emilia Romagna e ad Aipo i primi risarcimenti. “Non ha senso parlare di evento del 2020 come “eccezionale”, si legge nelle conclusioni del tribunale. L’argine è collassato secondo i giudici che si rifanno alla commistione Regionale del 2021 quando lo stato del Panaro registrava un livello ben al di sotto della quota sommitale . “Per cui si è certi – prosegue il documento -che quel tratto di fiume Panaro ha conosciuto livelli ben più alti di quello del 6.12.2020”. Per i giudici dunque Aipo avrebbe dovuto chiudere le tane provocate dagli animali considerate la causa più rilevante del collasso dell’argine “Permane la fermezza nel ritenere che sia AIPO e solo AIPO a dover organizzare le modalità di allontanamento maggiormente rapide delle specie di animali fossori e la chiusura quanto più rapida possibile delle tane esistenti indipendentemente dalla specie che essi ospitano – si legge – l’interesse idraulico per le conseguenze sull’incolumità pubblica, appare di gran lunga superiore agli interessi seppur plausibili di tutela e monitoraggio di tali specie. Non si ritiene sufficientemente diligente nel biennio antecedente alla rotta del fiume Panaro il sistema di gestione della chiusura delle tane, soprattutto perché il bene in custodia aveva già dato prova, proprio in quel tratto in destra idraulica del fiume Panaro, di essere estremamente fragile. E’ indubbio – scrivono ancora i giudici – che l’attività complessiva di chiusura tane e allontanamento/soppressione di animali è calata in modo evidente nel biennio antecedente la rotta”. Il 6 dicembre del 2020 a causa di una falla nell’argine tra Nonantola e Castelfranco Emilia le acque del Panaro inondarono Nonantola e le zone circostanti. Decine di persone evacuate, case, negozi, attività, automobili e terreni sommersi dall’acqua. Ora per le prime quattro famiglie rappresentate dall’avvocato Stefano Calzolari, sono in arrivo i risarcimenti da parte di Aipo e della Regione, risarcimenti patrimoniali e anche non patrimoniali a causa dello stress emotivo subito