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Caporalato in agricoltura, pakistani sfruttati da un connazionale. Indagine della Gdf

I lavoratori venivano accompagnati quotidianamente nei campi a bordo di un furgone di proprietà dell’indagato. In alcuni casi avrebbero lavorato anche sette giorni su sette, senza diritto al riposo

MODENA – Un uomo di nazionalità pakistana è stato arrestato con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato, nel settore agricolo della provincia di Modena. Secondo gli inquirenti avrebbe reclutato e impiegato diversi connazionali in condizioni di grave sfruttamento.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Modena su disposizione del GIP del Tribunale di Modena, su richiesta della Procura della Repubblica.

Le indagini, condotte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Modena insieme al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno ricostruito un presunto sistema di reclutamento di lavoratori pakistani da impiegare come braccianti agricoli nelle campagne modenesi. In alcuni casi i lavoratori si trovavano già in Italia, in altri sarebbe stato lo stesso indagato a organizzare il loro trasferimento dal Pakistan.

I braccianti venivano destinati a diverse aziende agricole del territorio e impiegati nella raccolta e nello smistamento di prodotti ortofrutticoli, nella pulizia dei terreni e nella potatura. Le condizioni di lavoro sarebbero state irregolari: assunzioni in nero oppure mancata applicazione dei contratti collettivi nazionali per quanto riguarda orari, ferie, riposi e retribuzioni. Contestate anche violazioni della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro prevista dal decreto legislativo 81/2008.

Le retribuzioni, secondo quanto accertato anche con il supporto dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, variavano tra i 7 e gli 8 euro l’ora, a volte scendevano a 5 euro o addirittura non venivano corrisposte, quando il contratto collettivo agricolo prevede invece una paga oraria di 10,46 euro.

Dalle indagini è emerso inoltre che i lavoratori venivano accompagnati quotidianamente nei campi a bordo di un furgone di proprietà dell’indagato, mezzo che è stato sottoposto a sequestro preventivo. In alcuni casi avrebbero lavorato anche sette giorni su sette, senza diritto al riposo.

Gli accertamenti hanno riguardato in particolare otto lavoratori pakistani. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe approfittato del loro stato di bisogno, legato spesso a condizioni di irregolarità o precarietà sul territorio italiano, fornendo anche vitto e alloggio in un immobile fatiscente adibito a dormitorio e caratterizzato da condizioni di sovraffollamento degradanti.

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