La filiera italiana da 707 miliardi di fatturato conta di recuperarne “almeno 20” mettendo al bando le materie prime estere che vengono “trasformate” in europee
BRENNERO (Bolzano) – In diecimila da tutta Italia, 200 da Modena, e con loro decine di migliaia di colleghi europei in un luogo simbolico del transito merci nell’Unione Europea, il Brennero, canale di transito di migliaia di prodotti alimentari. Vale 707 miliardi di euro il settore agroalimentare italiano, che chiede di recuperarne “almeno 20” vietando l’ingresso di materie prime estere che vengono poi classificate come europee dopo una breve lavorazione, dalle cosce di prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella: “prodotti di fatto stranieri”, sostengono i manifestanti, “merci che in assenza di adeguata trasparenza alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole”.
E poi c’è il problema Hormuz che ha ricadute su costi energetici, carburanti e anche fertilizzanti, la maggior parte dei quali derivati della nafta. Accanto all’intervento sulle leggi doganali gli agricoltori europei chiedono sostegni, compensazioni. E gioiscono dell’aiuto normativo derivante dalla “Legge Caselli” sui reati agroalimentari, ma insistono: se l’Europa vuole ridurre le irregolarità, deve effettuare i controlli. Le imprese soffrono e così quattro milioni di lavoratori italiani tra dipendenti diretti e indotto, concludono i manifestanti. Giovedì la protesta si sposta a Roma, in occasione della visita del Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi.