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L’immunologo Andrea Cossarizza: “Il virus argentino non sembra essere trasmesso da pazienti asintomatici, una differenza potenzialmente decisiva”

MODENA – Il focolaio di Hantavirus che ha contagiato alcuni birdwatcher in una discarica in Argentina viene tracciato in queste ore: una circolare del Ministero alle Regioni spiega come procedere in caso di sintomi sospetti. La patologia non è nuova: un caso simile si verificò anche poco prima del Covid. Ne abbiamo parlato con l’immunologo modenese Andrea Cossarizza.

Un caso recente, sempre in Argentina, risale a poco prima del Covid: la trasmissione da topo a uomo – anzi, a una donna, che poi andò a una festa di paese con oltre cento persone. Cinque di queste, sedute accanto a lei, furono contagiate a loro volta; uno andò a un evento sportivo, un altro a una cena in famiglia… Alla fine furono 32 i contagi totali, 11 le vittime. Hantavirus non è una novità per la comunità scientifica, che osserva il focolaio attuale con preoccupazione, ma anche con qualche elemento di conforto. Ad esempio, Hantavirus sembra non trasmettersi da pazienti asintomatici.

Una differenza enorme, probabilmente decisiva: il Covid si passava da asintomatici incubando in silenzio per settimane. Anche Hantavirus ha un’incubazione lunga, fino a 40 giorni, ma se non si hanno sintomi non si trasmette. Ci sono anche aspetti simili tra i due virus, su tutti la cosiddetta “tempesta citochinica” che provoca i danni letali all’organismo. E che si può curare, in teoria, come si è fatto col Covid.

Se tutto va bene, di questo focolaio di Hantavirus non dovremo preoccuparci, ma il tema dei salti di specie è critico. Secondo uno studio pubblicato da Nature dobbiamo aspettarcene 7 o 8 all’anno, e si parla solo di quelli di cui ci accorgeremo. Guardia alta, dunque, ma anche una maggiore attenzione ai comportamenti potrà risultare decisiva.

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