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Iran, la guerra si allarga. Preoccupazioni per export e costi energia VIDEO

Giorgio Romani, vicepresidente di Confindustria Ceramica: “Il 40% del nostro export è oltre oceano, costi e forniture del gas possono metterci alle corde”

MODENA – La guerra si allarga: affondata una nave iraniana al largo dello Sri Lanka mentre un missile di Teheran è stato fermato mentre viaggiava verso la Turchia. Un conflitto che taglia i ponti dell’export e torna a far salire i costi dell’energia: c’è preoccupazione nel distretto ceramico, che si somma alle difficoltà legate alle contraddizioni del sistema europeo ETS sulle emissioni.

Per un settore che esporta l’85% di cui quasi metà oltremare, la situazione internazionale aggravata dalla guerra in Iran è un nuovo duro colpo. Il Distretto Ceramico vorrebbe guardare lontano ma oggi, spiegano, è difficile. E accanto alla logistica c’è il costo dell’energia, con la decisione del Qatar di fermare la produzione di Gas Naturale Liquefatto non del tutto capita dalle aziende italiane, che vedono aggravarsi un quadro già cronico e ribadiscono, al Governo e all’UE: alla ceramica serve il gas.

A calmierare la spesa energetica è intervenuto il Decreto Bollette: un primo passo, spiega Romani, per ridurre di qualche euro al Megawatt la spesa, soprattutto sull’energia autoprodotta. Ma servono misure di lungo termine, e torna la richiesta di autorizzare la Gas Release.

Il resto deve succedere in Europa, conclude Romani, tornato per nulla soddisfatto da Bruxelles lo scorso 2 dicembre dall’incontro con gli Europarlamentari italiani, il presidente della Regione De Pascale, e i delegati del “Clean Industrial Deal”. Per la ceramica il sistema ETS non funziona, è diventato terra di speculazioni finanziarie, hanno spiegato, ma la sensazione è che il messaggio non sia stato recepito.

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