La Guardia di Finanza di Modena ha sequestrato beni per oltre 220mila euro. Contestati anche una maxi frode fiscale
SASSUOLO (Modena) – Strisciavano le carte di debito dei clienti della sala giochi sul Pos e consegnavano loro in cambio l’equivalente in denaro contante trasformando di fatto la sala giochi in una sorta di sportello bancomat, ovviamente abusivo, E tutto per far si che i clienti della sala non si staccassero mai dalle macchinette, alimentando così anche meccanismi pericolosamente legati alla ludopatia. Protagonisti di questo sistema scoperto dalla Guardia di Finanza di Modena e ribattezzato dai finanziari “Card to cash” sono i due coniugi, titolari e gestori di una sala slot e videolottery di Sassuolo. Avevano studiato un meccanismo che permetteva agli avventori di continuare a scommettere senza interruzioni. Il servizio di pagamento abusivo è però soltanto una parte dell’illecito perché le indagini hanno sgominato anche una maxi frode fiscale da oltre 226mila euro. Marito e moglie si servivano infatti di fatture per operazioni inesistenti e sono riusciti a generare costi fittizi nei bilanci, evadendo le imposte per un totale di appunto 226.314 euro. Sono arrivati persino a distruggere la documentazione contabile. Contestate infinite anche 17 violazioni all’ordinanza del Comune di Sassuolo che regola gli orari di accensione degli apparecchi da intrattenimento, oltre a sistematiche infrazioni alla normativa antiriciclaggio. Da qui la segnalazione alla Ragioneria Territoriale dello Stato di Bologna, segnalazione che ora potrebbe costare ai titolari una sanzione che va dai 2000 ai 20.000 euro. Intanto, per i due coniugi scatta il divieto a dirigere imprese per otto mesi. A coronamento delle indagini il blitz delle Fiamme Gialle è scattato nei giorni scorso. Dando esecuzione a un decreto del Giudice per le Indagini Preliminari, richiesto dalla Procura della Repubblica di Modena, i finanzieri hanno sequestrato ai due indagati denaro contante, gioielli, un’autovettura e disponibilità finanziarie per un valore complessivo che supera i 220.000 euro, a fronte di un sequestro preventivo autorizzato per circa 300.000