Nonostante i dazi, il re dei formaggi cresce all’estero con la quota delle esportazioni che raggiunge il 50,5% delle vendite complessiva. I ricavi sfiorano i 4 miliardi. I dati 2025 presentati dal Consorzio, il presidente Nicola Bertinelli: “Tra marzo e aprile vedremo se l’impatto delle nuove tariffe americane avranno causato un rallentamento, per ora siamo ancora in una situazione di tenuta”
MODENA – L’export del re dei formaggi mette la freccia. Nel 2025, anno delle tariffe decise da Donald Trump, il giro d’affari al consumo del Parmigiano Reggiano ha sfiorato i 4 miliardi di euro con le vendite all’estero che per la prima volta hano superato quelle in Italia arrivando al 50,5%. Sono i dati resi noti dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Nonostante uno scenario internazionale segnato da crisi geopolitiche la crescita, nei mercati extra-Ue, è pari al 4,2 per cento. Tra i principali mercati, gli Stati Uniti restano al primo posto, confermando un trend di crescita positivo (+2,3% a 16.800) anche se il quadro resta complesso con la recente introduzione di dazi aggiuntivi, che si sommano alla tariffa del 15% portando il livello complessivo al 25%. Crescono altri mercati come Canada e Gran Bretagna ma si guarda al Mercosur e all’Asia.
Se le vendite all’estero crescono nel mercato domestico si registra una contrazione. Il prodotto non perde acquirenti, ma viene acquistato meno spesso e in porzioni più contenute, con una flessione dei volumi pari a circa il 10%.
La produzione cresce rispetto all’anno precedente, attestandosi a 4,19 milioni di forme con +2,7% sull’anno precedente). La filiera conta 287 caseifici, oltre 2.100 conferenti di latte e 50mila lavoratori. Parma si conferma prima provincia per volumi produttivi, seguita da Reggio Emilia, Modena, Mantova e Bologna. Le forme prodotte lo scorso anno corrispondono a circa 168.225 tonnellate.
LE STIME PER IL 2026 – L’inizio del 2026 per l’import di Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti, in termini di volumi, ha rappresentato una doccia fredda per il mercato, con un calo dell’import del 16%. Ma il Consorzio guarda con ottimismo a una ripresa del mercato statunitense, al primo posto per export, nel corso dell’anno. “Sono confidente del fatto che nell’anno non solo recupereremo i volumi che abbiamo perso a inizio del 2026, ma cresceremo negli Stati Uniti, proprio per il nostro piano di investimenti”, ha detto il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli, nel corso della conferenza stampa annuale a Milano. “Se abbiamo tenuto nonostante il trambusto dei dazi, del dollaro debole ecc, rimaniamo ottimisti. Chiuderemo l’anno con un segno più, azzardo addirittura +2,5%”, ha aggiunto.
La flessione del 16% a gennaio dagli Usa, “non è un calo della domanda, è condizionato dalle politiche di importazione. A febbraio si è registrato al contrario un incremento del 21,4%, quindi il bilancio dei primi due mesi è 0,2%”, ha commentato Riccardo Deserti, direttore generale del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Tra marzo e aprile vedremo se l’impatto dei nuovi dazi dagli Usa avrà stimolato un rallentamento, però siamo ancora in una situazione di stabilità e tenuta del mercato per il momento”, ha concluso Deserti.