Per la rivolta morirono 9 detenuti. In base alle indagini i decessi furono provocati dall’abuso di metadone rubato durante la sommossa dall’infermeria del penitenziario
MODENA – Sei anni fa, per le restrizioni covid, al carcere Sant’Anna di Modena scoppiava una violenta rivolta tra i detenuti, provocando la morte di 9 di loro. Il 30 marzo prossimo in Tribunale a Modena è in programma l’udienza per decidere la posizione degli agenti di polizia penitenziaria. “E’ un’odissea -dice il segretario del sappe Francesco Campobasso– confidiamo nella magistratura”
Sei anni fa per le restrizioni Covid scoppiava una violenta rivolta al carcere di Modena. Durante le proteste molti detenuti fecero irruzione nell’infermeria del Sant’Anna per rubare e assumere metadone, che in base alle indagini fu la causa di ben 9 decessi tra i rivoltosi: 5 già al Sant’Anna, gli altri nelle ore successive durante i trasferimenti o all’arrivo nelle carceri di Verona, Parma, Ascoli e Alessandria. Le forze dell’ordine ripresero il controllo, con violenze e pestaggi secondo i detenuti, senza commettere abusi secondo gli agenti penitenziari. Le indagini riguardarono sia 70 detenuti ritenuti promotori della rivolta (le accuse non risultano ancora formalizzate), sia alcuni agenti penitenziari, per i quali la Procura di Modena ha chiesto due volte l’archiviazione ritenendo contraddittorie e infondate le accuse mosse nei loro confronti dai detenuti testimoni. Il 30 marzo è fissata l’udienza per decidere se archiviare o no le accuse di presunte torture.
Alla Corte europea dei diritti dell’uomo prosegue il ricorso della famiglia di una delle vittime, Hafedh Chouchane. In ricordo delle 9 vittime il comitato “Verità e giustizia per i morti di Sant’Anna” e le attiviste trans-femministe di “Non una di meno” hanno appeso 9 rose rosse alla recinzione del carcere modenese che, oggi, come allora, vede le stesse problematiche: sovraffollamento di detenuti e carenze di organico tra gli agenti di polizia penitenziaria.