L’indagine è partita da Napoli e ha portato alla luce un sistema di truffe informatiche che avevano permesso al clan dei casalesi di incassare oltre 800mila euro.
MODENA – Perquisizioni anche nel modenese nella vasta e complessa indagine della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla procura Procura e della Direzione Distrettuale Antimafia che ha visto 24 persone indagate e due finite in carcere con l’accusa di associazione a delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi. Al vertice del sodalizio criminale due imprenditori casertani operanti nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra l’Italia e la Spagna. Il modus operandi era basato su truffe e frodi informatiche finalizzate a “svuotare” i conti correnti di ignari soggetti attraverso l’accesso abusivo a sistemi informatici e il furto di dati sensibili realizzato via mail o mediante l’invio di sms, oppure tramite comunicazioni telefoniche. La maggior parte delle frodi era tramite l’invio di un falso sms o una mail che proveniva ingannevolmente dall’istituto di credito della vittima dove venivano segnalate operazioni anomale. Qui entrava in scena uno degli esponenti del clan che chiamava il malcapitato e si faceva consegnare il denaro. Agli atti almeno 38 episodi per un bottino complessivo di circa 800 mila euro. Soldi che finivano in gran parte in mano alle famiglie dei casalesi e che venivano utilizzati per mantenere le svariate famiglie di detenuti del clan stesso, rafforzando la presenza camorristica sul territorio.