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A sei mesi di distanza dai fatti la testimonianza della 53enne vittima di stupro sulla ciclabile lo scorso 19 agosto che lancia un appello a tutte le donne: “denunciate sempre”

MODENA – Una violenza devastante, gratuita, difficile da raccontare. Nonostante questo ha scelto di farlo. Per lanciare un messaggio: denunciate sempre e abbiate fiducia nelle forze dell’ordine. Un racconto che toglie il fiato quello della 53enne che lo scorso 19 agosto è stata sequestrata, violentata e ridotta in fin di vita sulla pista ciclabile di San Damaso nei pressi dei laghetti di Sant’Anna. L’aggressore un 19enne di origine marocchina accusato di altre due tentate violenze ora si trova in carcere. La donna, difesa dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli, sta affrontando un lungo percorso di supporto psicologico ha anche perso il lavoro. L’azienda per la quale lavorava l’ha lasciata a casa nonostante lei avesse riferito ai suoi responsabili quello che aveva subito. L’aggressore, che compirà 20 anni il prossimo maggio, dovrà rispondere di  violenza sessuale pluriaggravata, rapina aggravata e lesioni aggravate. A questo procedimento se ne aggiungeranno altri due, avvenuti a febbraio e a maggio ai danni di due donne di 55 e 60 anni. Episodi ricostruiti dalla squadra mobile nell’ambito delle indagini sullo stupro di agosto.

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