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Ergastolo a Montefusco, depositate le motivazioni dell’appello

“Nessun motivo umanamente comprensibile” in un duplice femminicidio. Così i giudici di Bologna motivano l’ergastolo inflitto a Salvatore Montefusco che nel 2022 uccise moglie e figlia di lei a Castelfranco.

MODENA – Sono state depositate le motivazioni della sentenza di appello a carico di Salvatore Montefusco, il 73enne che il 13 giugno 2022 uccise a fucilate la moglie Gabriela Trandafir, 47 anni e la figlia della donna, Renata, di 22, nella loro casa di Cavazzona di Castelfranco Emilia. 73 pagine che spiegano perché nella condotta dell’uomo non ci fosse niente di “umanamente comprensibile”, come scritto nella sentenza di primo grado che aveva fatto tanto discutere. Una sentenza che lo aveva condannato a 30 anni e non all’ergastolo, ponendo il focus su un contesto di denunce reciproche che avrebbero spinto l’uomo al duplice femminicidio. Secondo la Corte di assise di appello di Bologna, che ha accolto l’appello della Procura di Modena, infliggendo all’imputato l’ergastolo, invece alla base del delitto ci furono “finalità prevalentemente ritorsive e di (ri)affermazione del proprio ruolo”. I giudici di primo grado dunque avrebbero trascurato “gli accadimenti più remoti” e avrebbero “molto valorizzato il contesto di guerriglia domestica determinatosi nelle fasi finali della convivenza”. Ma così facendo hanno sottostimato “la valenza maltrattante delle condotte” dell’imputato che a loro volta innescarono quelle delle due donne. Una guerriglia domestica volta a mantenere il possesso dell’immobile, attraverso “soprusi e maltrattamenti che Montefusco inflisse (prima ancora di patirli)”. Un duplice omicidio che non può attingere a nessun motivo umanamente comprensibile dunque e che non merita nessuna attenuante.

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