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Discariche Feronia sequestrate a Finale Emilia: ferro 10 volte oltre i limiti

La Procura di Modena ha ordinato il sequestro delle discariche Feronia di Finale Emilia: rinviati a giudizio il legale rappresentante dell’azienda e l’ex dirigente di ARPAE. Nella zona valori di ferro fino a dieci volte il consentito.

Valori di ferro dieci volte superiori al consentito nelle acque di drenaggio, ma anche manganese, nichel, arsenico, boro, solfati ed antimonio; obblighi di trasparenza violati attraverso “omissioni nelle comunicazioni” e una sostanziale “inerzia amministrativa” sulla sicurezza ambientale. È questo il quadro che ha spinto la Procura di Modena a ordinare il sequestro delle discariche Feronia 0, 1 e 2 di Finale Emilia: il mandato è stato eseguito dal nucleo di Polizia Ambientale dei Carabinieri, e si affianca alla richiesta di rinvio a giudizio già emersa dalla Procura a carico delle persone ritenute responsabili. Esercizio dell’azione penale che, si legge nella nota ufficiale, “non ha interrotto la prosecuzione delle condotte illecite”, rendendo “necessaria e urgente” il sequestro. Gli imputati sono il legale rappresentante di “Feronia S.r.l.” e l’ex Dirigente del Servizio ARPAE-SAC di Modena, accusati di inquinamento ambientale in concorso. A questi è contestata l’omissione di atti d’ufficio per “non aver adottato i provvedimenti obbligatori di bonifica, pur avendo ricevuto ripetute comunicazioni sui continui superamenti dei limiti di contaminazione”; mentre il gestore della discarica è accusato di “avere causato l’inquinamento senza attivare un adeguato piano di prevenzione”. Negligenze che avrebbero consentito a Feronia S.r.l “cospicui vantaggi economici” dati dal risparmio sulle misure di sicurezza. Per dare un’idea della gravità della situazione la Procura cita il numero degli sforamenti degli inquinanti, oltre 2.300 tra il 2008 e il 2024. Il già citato Ferro era presente nelle acque di drenaggio in 102.000 microgrammi per litro, quasi dieci volte il consentito appunto. Inoltre i referti del gestore e dei tecnici ARPAE differiscono gravemente, dato che questi ultimi accertavano la presenza di sostanze pericolose quali anilina, benzoperilene e cianuri, ignorate – invece – nei report privati. Feronia sosteneva che fosse la naturale conformazione del terreno a possedere quei valori, tesi rigettata in toto dagli inquirenti che hanno registrato, infine, “una sostanziale inerzia amministrativa” nel prevenire i rischi, lavoro mai iniziato da Feronia e mai richiesto da ARPAE. L’area ora sequestrata ammonta a 228mila metri quadrati, teoricamente terreni agricoli ma ora fortemente contaminati dalle 107mila tonnellate di rifiuti conferite nell’area nel solo anno 2025.

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