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L’eccidio di ottantun anni fa è rivissuto in una chiave nuova alla luce dei tanti focolai di guerra in corso. “I partigiani di allora morirono pensando al nostro futuro, non dimentichiamoli”

MODENA – Lacrime di commozione all’ottantunesima celebrazione dell’eccidio di Navicello: all’emozione per le sorti degli undici giovani uccisi dai nazisti si mescola il timore per le guerre in corso.

È possibile emozionarsi ancora dopo ottantun anni? Piangere lacrime nuove per undici uomini, per lo più ragazzi in verità, torturati e uccisi dai nazisti dietro il rifiuto di tradire i propri compagni? È la domanda con cui il neo presidente dell’ANPI di Nonantola ha aperto le celebrazioni dell’eccidio di Navicello, domanda legittima a giudicare dalle reazioni dei presenti.

Il tema dell’instabilità, della bellicosità di un mondo che brucia è al centro dei pensieri di tutti, come ieri. Col pensiero rivolto all’Iran, per di più l’otto marzo, è una fila di donne con fasce tricolore ad accompagnare le corone di fiori fino al cippo, e a deprecare – lo fa la vicesindaca di Modena, Francesca Maletti – le guerre che si diffondono ai quattro angoli del globo. Il resto deve farlo la memoria, sempre meno diretta per questioni anagrafiche: il lutto recente per il centenario partigiano Renzo Arduini invita, oggi più che mai, a trasmettere la memoria nel presente.

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