Un fenomeno in crescita anche nelle strutture sanitarie e negli ospedali modenesi. 46 aggressioni hanno comportato un infortunio sul lavoro
MODENA – Medici, infermieri, operatori sociosanitari sempre più bersaglio di violenze verbali e fisiche. Non bastano le difficoltà del mestiere, alle prese in questi anni con carenza di personale e turni massacranti. Chi indossa il camice bianco deve affrontare ogni giorno insulti gratuiti e nella peggiore delle ipotesi aggressioni fisiche. Una battaglia quotidiana come dimostrano anche i numeri. Nel 2025 l’Ausl di Modena ha registrato 339 episodi di violenza avvenuti in tutte le strutture sanitarie del territorio compresi gli ospedali di Carpi, Mirandola, Pavullo e Vignola, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti, erano stati 282 nel 2024. Hanno riguardato 355 operatori, in prevalenza infermieri e donne tra i 30 ei 59 anni. Le offese verbali restano la forma più frequente ma spesso medici e infermieri finiscono per essere aggrediti, picchiati, spintonati. In 25 casi gli episodi hanno comportato un infortunio sul lavoro per un totale di 255 giornate di assenza. Le aree più colpite sono l’emergenza – urgenza, cure primarie e salute mentale. Particolarmente rilevante l’aumento delle segnalazioni in Medicina penitenziaria passate da 19 a 49 episodi. Il trend è lo stesso nei due ospedali modenesi, 112 episodi tra Policlinico e Baggiovara, 119 gli operatori coinvolti, in prevalenza infermieri e donne. In controtendenza invece l’ospedale di Sassuolo con 13 casi, di cui 12 diretti a professioniste donne. Nel 2024 erano stati 34. Un risultato su quale hanno probabilmente influito i mezzi di dissuasione attivati in ospedale, tra cui il pulsante di collegamento con le forze dell’ordine e i sistemi di videosorveglianza interna. E’ stato inoltre avviato un percorso per la formazione specifica degli operatori nella gestione di situazioni conflittuali