I dati elaborati dalla Cgia di Mestre. A incidere i rincari di gas e carburanti in appena 15 giorni di bombardamenti.
MODENA – Alle famiglie modenesi la guerra in Iran costa, già oggi, 350 euro, per l’esattezza 349,85, frutto del calcolo effettuato dal centro studi CGIA di Mestre: dei 9,3 miliardi di rincaro stimato per bollette, carburanti e materie prime, alle famiglie modenesi (che sono 315.800 circa) spettano – per così dire – 110 milioni di euro di aggravio sulla spesa annua.
IL CONFLITTO – Il tutto in soli quindici giorni di conflitto, col timore che possa durare molto di più: “Nulla a che vedere con l’invasione dell’Ucraina” spiega infatti la CGIA, sottolineando da un lato che l’attacco russo costò ben più caro alle famiglie ma, dall’altro, che il blocco delle merci nello stretto di Hormuz è appena iniziato, e le promesse trumpiane sulla durata delle ostilità sono, appunto, trumpiane.
I RINCARI – Tra i rincari più mostruosi troviamo il +45,8% del petrolio e il +62% del gas naturale, ma anche il +70% del bitume. Nel complesso, tuttavia, i dati delle prime due settimane suggeriscono che l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime è stato, almeno fino ad ora, circoscritto. L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo – valuta la CGIA, segnando in questo, appunto, la differenza principale con l’invasione dell’Ucraina. In quel caso il prezzo del nickel aumentò del 93,8 per cento, il granoturco del 30,3 per cento e il frumento del 29 per cento. Questa volta no, eppure il danno è già di 350 euro per ciascuna famiglia modenese – nella speranza che il nuovo conto di guerra non diventi ancora più salato.