Don Gianni e Don Dario devono lasciare gli spazi della parrocchia di San Benedetto Abate. E’ arrivata la sentenza sulla complicata vicenda che riguarda i due ex sacerdoti, allontanati nel 2022 per un pesante buco di bilancio, ma che continuano a vivere all’interno della canonica.
MODENA – A tre anni di distanza dalla richiesta della Diocesi di abbandonare gli spazi della parrocchia di San Benedetto Abate arriva la sentenza sulla complicata vicenda che riguarda Don Giovanni Braglia e Don Dariusz Mikoda, ex parroci di San Benedetto sospesi a causa di un passivo di bilancio di centinaia di migliaia di euro. La sentenza di primo grado con data 13 marzo 2026 depositata in tribunale a Modena mette fine, almeno sulla carta, ad una vicenda discussa e dolorosa, come l’ha definita la diocesi, che inizia nell’ottobre del 2022, quando il Vescovo aveva sollevato i due dall’incarico. Una decisione che aveva provocato la protesta di alcuni parrocchiani, molto legati a Don Gianni, che avevano manifestato con striscioni per chiedere che non venisse spostato da quella parrocchia. Addirittura, in un episodio qualcuno aveva chiuso i cancelli della chiesa con catene e lucchetti. Al suo posto era arrivato pro tempore il vicario generale, Monsignor Giuliano Gazzetti, prima dell’insediamento nell’ottobre del 2024, del nuovo parroco don Matteo Malavolti, che si è trovato a gestire in questo anno e mezzo una situazione tutt’altro che facile. Don Gianni e don Dario infatti occupano ancora buona parte della struttura compresa la ex canonica e la casa di Betania, mentre don Matteo vive in un piccolo locale adibito a sgabuzzino. I due ex parroci, che non hanno alcuna intenzione di lasciare la parrocchia, celebrano ancora messa per un gruppo di fedelissimi, un gruppetto di circa quindici persone che continua a supportarli. Nel frattempo la Diocesi ha proposto più volte soluzioni abitative alternative che sono sempre state rifiutate. L’obiettivo è di risolvere questa “controversia”, dicono dalla Diocesi, in modo ragionevole, anche se la sentenza imporrà certamente un cambio di passo. Secondo la giudice Francesca Cerrone infatti “l’attività svolta all’interno della parrocchia ha sempre costituito un’opera parrocchiale che ha potuto beneficiare di diversi contributi come l’8xMille, e non un’attività propria di don Gianni”. Ricordiamo che al procedimento civile si affianca quello amministrativo penale del codice canonico, dove sono riportati tutti gli ammanchi registrati negli anni che hanno portato al passivo di bilancio. La speranza della Diocesi è che don Gianni, 81 anni, possa accettare assieme a don Dario una nuova soluzione per evitare che si arrivi a un vero e proprio sfratto.