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Gran finale per la stagione lirica di Modena con il capolavoro di Georges Bizet, in scena al Teatro Comunale tutto esaurito.

MODENA – La direzione musicale è affidata alla bacchetta di Audrey Saint-Gil, direttrice specializzata nel repertorio lirico francese, mentre firma l’allestimento Stefano Vizioli, regista di fama internazionale, affiancato da Pierluigi Vanelli, regista collaboratore e coreografo. Sul palcoscenico le scene di Emanuele Sinisi con il contributo video del gruppo Imaginarium, i costumi di Anna Maria Heinreich, le luci di Vincenzo Raponi. 

Il ruolo del titolo è affidato ad Annalisa Stroppa, mezzosoprano di fama internazionale che ha interpretato l’opera in sale quali il Theatro Municipal de São Paulo, il Carlo Felice di Genova e La Fenice di Venezia. Al suo fianco, il Don José di Joseph Dahdah, il torero Escamillo di Gianluca Failla, la Micaela di Jaquelina Livieri, il Dancairo di William Allione, Zuniga di Tiziano Rosati, Moralès di Matteo Torcaso e tre ruoli interpretati da cantanti usciti dall’alto perfezionamento del Teatro: la Frasquita di Donatella De Luca, Mercédès di Elena Antonini e il Remendado di Matteo Urbani. Lo spettacolo vedrà in buca l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e sul palcoscenico il Coro Lirico di Modena preparato da Giovanni Farina nonché le Voci bianche del Teatro Comunale di Modena guidate da Paolo Gattolin.

L’opera Carmen divenne subito un caso, a partire dal suo debutto. Dalla donna idealizzata o angelicata di tanti melodrammi ottocenteschi, la Carmen diabolica del capolavoro di Bizet era un salto vertiginoso per la maggioranza del pubblico francese che accorse al teatro dell’Opéra-Comique di Parigi per le prime rappresentazioni del 1875. Fra lo scandalo di una donna ‘immorale’, alla fine accoltellata dal suo spasimante, e la disgrazia della morte precoce del compositore, che listò a lutto la trentatreesima di quarantacinque rappresentazioni consecutive, Carmen destò dapprima una forte curiosità, poi un crescente e incontenibile entusiasmo a livello internazionale. A questo, certamente contribuì una musica che associava la passione travolgente al colore locale spagnolo, con colpi di genio che diedero vita a pagine immortali e ancora oggi universalmente note come la Habanera o l’Aria del toreador e una partitura che entusiasmò la maggioranza dei grandi compositori del tempo.

“L’opera – racconta il registra Stefano Vizioli – ci mostra il mondo della libertà, del desiderio, dell’andare oltre le convenzioni che la società ci costringe a seguire per timore della destabilizzazione provocata da un universo ‘altro’, diverso e sconosciuto. Siamo impauriti e sedotti da Carmen, la sfuggiamo ma al tempo stesso ne siamo ipnotizzati”

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