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CGIL, studio-choc sui redditi dei modenesi: “Perso uno stipendio da 1.900 euro in dieci anni”

L’analisi sui dati del CAAF in collaborazione con Federconsumatori accende un faro sui salari al palo anche in settori attualmente in crescita, come il turismo. E Sassuolo supera il capoluogo

MODENA – I redditi dei modenesi aumentano del 4,6% ma hanno perso, dal 2016, l’8,4% del potere d’acquisto. Come aver perso ogni anno, per dieci anni, uno stipendio mensile da 1.900 euro lordi: un dato-choc quello che emerge dallo studio di Federconsumatori su dati dei CAAF CGIL. Inclusi quelli sulle spese obbligatorie: cibo, energia, benzina, affitto, che sommate assieme – e senza contare la sanità – si portano via fino a tre quarti del salario.

Il nome dato allo studio, “Nel Tunnel”, dà – secondo il segretario – l’idea di un percorso soffocante da cui urge cercare una via d’uscita. E proprio il turismo è il caso-limite: un settore la cui crescita non si registra, tuttavia, nelle buste-paga dei lavoratori.

Potere d’acquisto che cala e gap che aumentano, in particolare tra uomini e donne e tra lavoratori giovani e meno giovani. “Genere e Generazione” sono i due fronti aperti secondo la CGIL. Impressionanti, anche qui, i dati: in base alle buste-paga redatte dal CAAF CGIL, la differenza di reddito tra un over 55 modenese e un under 25 è mostruosa, quasi 25mila euro di media il primo, appena 9mila il secondo. Più che un dato uno schiaffo, un lampo di verità nell’odiosa diatriba sui giovani che non vogliono più lavorare e che non si accontentano del reddito offerto. Ma secondo il sindacato e Federconsumatori, co-redattori dello studio sulle condizioni salariali dei modenesi, c’è un altro gap che torna ad ampliarsi in modo ancora più preoccupante: quello tra i redditi degli uomini e quelli delle donne, arrivato a 6.500 euro in dieci anni.

Turismo sotto la lente, come detto, ma non è l’unico settore fragile in cui emerge una presenza maggiore di donne e di giovani che determina il gap di salario a loro svantaggio: ci sono i servizi di base, ad esempio, considerati “poveri” dal punto di vista reddituale, ma non solo.

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