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Arrigo Levi, il centenario di un maestro del giornalismo. VIDEO

Nel centenario della nascita, il ricordo di Arrigo Levi, tra i più autorevoli giornalisti italiani del Novecento, innovatore dell’informazione e testimone delle persecuzioni razziali

MODENA – Il Capo dello Stato lo ha ricordato come “un narratore curioso, colto e appassionato, un maestro di giornalismo, testimone di valori civili che ha saputo mettere a servizio della Repubblica quando è stato chiamato a ruoli di rilievo”. È il ricordo di Sergio Mattarella di Arrigo Levi, ma è anche quello condiviso da molti. Nel centenario della sua nascita viene ricordato Arrigo Levi. In queste immagini del nostro archivio storico lo vediamo prendere parte a un Consiglio comunale. Il giornalista e scrittore modenese nacque il 17 luglio 1926 da una famiglia della borghesia ebraica. Fu il primo giornalista italiano a condurre un telegiornale. Nel corso della sua carriera lavorò in Rai, fu corrispondente del Corriere della Sera e inviato de La Stampa, quotidiano che successivamente diresse. Molto forte il suo legame con il mondo ebraico e con lo Stato di Israele. In gioventù Levi fu vittima della persecuzione antisemita del fascismo. Nel 1942 si rifugiò con la famiglia in Argentina e, alcuni anni dopo, si arruolò volontario nell’esercito israeliano durante la guerra d’indipendenza del 1948. Fu inoltre redattore della BBC a Londra e collaboratore del Times. Morì nell’agosto del 2020, dopo aver canticchiato una filastrocca modenese e l’inno di Israele. Arrigo Levi ha attraversato il Novecento italiano, e non solo, vivendo sulla propria pelle alcune delle sue pagine più drammatiche e inaccettabili, come quelle delle leggi razziali. In occasione del centenario della nascita è arrivato anche il ricordo del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e dell’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi: “Una delle figure più autorevoli del giornalismo italiano. Curiosità, rigore e una straordinaria capacità di raccontare. Arrigo Levi è uno degli emblemi della fase fondativa del giornalismo italiano del secondo dopoguerra”. Nel giornalismo Levi è stato un innovatore, sia in televisione sia a La Stampa, dove ideò Tuttolibri, inserto culturale che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per molti lettori. “Sono diventato giornalista più per caso che per vocazione”, scrisse nella sua autobiografia, Un paese non basta, pubblicata da Il Mulino. Negli ultimi anni della sua attività ricoprì il ruolo di consigliere per le relazioni esterne del Quirinale, collaborando prima con il presidente Carlo Azeglio Ciampi e successivamente con Giorgio Napolitano.

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