CORRELATI
Cronaca

Sicurezza sul lavoro, aumentano infortuni e malattie professionali. VIDEO

Cronaca

Aumenti sui biglietti bus, invariati gli abbonamenti

Cultura e spettacoli

Covili e San Francesco, il racconto tra arte e spiritualità. VIDEO

Alluvione Nonantola, risarcimento da 120mila euro ad una famiglia. VIDEO

E’ stata pubblicata la prima sentenza del Tribunale delle Acqua di Firenze che ha condannato Aipo a risarcire il danno patrimoniale e non subito da una famiglia che riceverà 120mila euro. Sono circa cento quelle seguite dall’avvocato Stefano Calzolari

Nonantola (Modena) – Una famiglia di Nonantola riceverà un risarcimento di 120mila euro da Aipo per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti durante l’alluvione del 6 dicembre 2020, quando la rottura dell’argine del fiume Panaro provocò l’allagamento di gran parte del paese e delle campagne circostanti. Decine di persone furono evacuate, mentre abitazioni, negozi, attività produttive, automobili e terreni vennero sommersi dall’acqua. A stabilirlo è la prima sentenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Firenze relativa all’alluvione di Nonantola. Lo stesso tribunale aveva già riconosciuto nel 2020 la responsabilità dell’ente per l’alluvione di Bastiglia del 19 gennaio 2014. A oltre cinque anni di distanza dai fatti, il 17 luglio scorso è arrivata la decisione che stabilisce il risarcimento per una delle famiglie coinvolte. Sono circa cento i nuclei familiari assistiti dall’avvocato modenese Stefano Calzolari che hanno avviato il percorso legale per ottenere il riconoscimento dei danni subiti. Soddisfazione è stata espressa anche da una delle ricorrenti, Federica Piccinini. I giudici avevano invitato le parti a trovare un accordo attraverso una conciliazione, ma Aipo non aveva accettato. Questa sentenza rappresenta quindi il primo pronunciamento che riconosce formalmente la responsabilità dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po per l’alluvione del 2020. Nelle motivazioni il tribunale esclude che l’evento possa essere considerato eccezionale e sottolinea come il cedimento dell’argine sia stato favorito dalla presenza di tane di animali che avrebbero indebolito la struttura. Secondo i giudici, l’ente avrebbe dovuto intervenire con una maggiore attività di controllo e manutenzione per prevenire il rischio.

© Riproduzione riservata

CONDIVIDI

SEGUICI SUI SOCIAL
Cerca nel sito