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Anche i medici di famiglia invecchiano: 8mila in pensione entro due anni, 500 in regione VIDEO

Lombardia maglia nera, l’Emilia-Romagna “resiste” ma la carenza di medici di base potrebbe raddoppiare. E le borse di specialità, decollate col COVID, sono già dimezzate

BOLOGNA – La crisi dei medici di famiglia peggiora, secondo la fondazione GIMBE; e l’Emilia-Romagna resiste, meglio di altre grandi regioni, ma soffre. I dati descrivono il rapido e inesorabile invecchiamento non solo della popolazione italiana, ma anche di quella della medicina generale: 8.200 andranno in pensione entro il 2028, 490 nella nostra regione, e il tasso di ricambio è ancora insufficiente. Si registra infatti una generale diserzione delle borse di specialità per l’accesso a medicina generale in quasi metà delle regioni italiane: come detto l’Emilia-Romagna resiste, avendo raccolto una settantina di candidati in più – almeno sulla carta – rispetto alla disponibilità. Ma la stessa disponibilità delle borse precipita e questo grafico della fondazione GIMBE è, metaforicamente, un pugno nello stomaco: all’indomani dell’emergenza COVID le borse erano state sostanzialmente raddoppiate, da 2 a oltre 4mila, dietro la convinzione che quella per la sanità pubblica sarebbe stata la grande battaglia di questi anni; intento totalmente disatteso negli anni successivi a causa di tagli, deviazioni di risorse verso altri capitoli di spesa e, purtroppo, anche l’appeal calante di una figura professionale fondamentale. Che oggi assiste in media 1.383 cittadini, in Emilia-Romagna 1.420, addirittura 1.533 in Lombardia che è di gran lunga la regione più in crisi sul fronte dei medici di base, 1.500 e più quelli mancanti, mentre la carenza in Veneto è di 747 unità e in Emilia-Romagna di 500. Secondo il direttore del GIMBE, Nino Cartabellotta, la crisi dei medici di base è dovuta oggi alla strategia mancante di ieri. Serve, spiega, “una visione d’insieme” verso il ricambio generazionale dei medici di famiglia – senza dimenticare i pediatri – “dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi territoriali e ospedalieri”.

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