Il direttore generale di AESS, Piergabriele Andreoli: “Modena ha gli strumenti per affrontare la sfida, ma serve accelerare”
MODENA – Ondate di calore sempre più intense, piogge estreme e isole di calore urbane impongono un cambio di passo nella progettazione delle città. È il messaggio lanciato da Piergabriele Andreoli, direttore generale di AESS – Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile, che invita amministrazioni e cittadini a ripensare gli spazi urbani alla luce degli effetti ormai evidenti del cambiamento climatico.
“Quella che fino a qualche anno fa era una previsione oggi è una realtà che misuriamo e viviamo ogni giorno – spiega Andreoli –. Non si tratta più di progettare la città del domani, ma di rendere vivibile quella di oggi”.
Secondo il direttore di AESS, il primo passo è una pianificazione basata sui dati scientifici, per individuare le aree più esposte ai fenomeni estremi e definire interventi immediati, di medio e lungo periodo. Tra le priorità figurano la depavimentazione delle superfici impermeabili, la creazione di nuove aree verdi e l’introduzione di sistemi in grado di mitigare sia il caldo sia gli effetti delle precipitazioni intense.
“Viviamo in un contesto sempre più tropicalizzato – osserva – e dobbiamo adattare le nostre città a questa nuova condizione”.
Più alberi anche nei centri storici
Uno dei temi centrali riguarda la possibilità di aumentare la presenza del verde anche nei centri storici, dove la tutela del patrimonio architettonico rende gli interventi più complessi.
“È possibile farlo, naturalmente entro determinati limiti e con grande attenzione – sottolinea Andreoli –. In Europa esistono già esperienze importanti, come quella di Parigi, e anche molte città del Nord Europa dimostrano che è possibile trovare un equilibrio tra conservazione del patrimonio storico e adattamento climatico”.
Oltre agli alberi, un ruolo importante sarà svolto dagli ombreggiamenti, anche temporanei, dall’utilizzo di pavimentazioni drenanti e da un uso controllato dell’acqua, elementi che possono contribuire ad abbassare la temperatura percepita e a limitare gli allagamenti durante gli eventi meteorologici più intensi.
Rifugi climatici e nuove piazze vivibili
Tra le soluzioni più concrete ci sono i cosiddetti “rifugi climatici”: spazi pubblici progettati per offrire sollievo durante le giornate più torride grazie alla presenza di ombra, vegetazione, acqua nebulizzata e aree di sosta.
“Una piazza a 45 gradi diventa un deserto – afferma Andreoli –. L’obiettivo è renderla nuovamente uno spazio di socialità attraverso interventi anche semplici e sostenibili dal punto di vista economico”.
Guardando al futuro, il direttore di AESS cita anche soluzioni più innovative, come la progettazione di corridoi urbani capaci di favorire la ventilazione naturale e ridurre l’effetto dell’isola di calore, oggi responsabile di temperature nei centri urbani fino a 3-4 gradi superiori rispetto alle aree rurali.
Il ruolo dei Comuni
Andreoli evidenzia come molti enti locali abbiano già avviato da tempo percorsi di pianificazione attraverso i PAESC, i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, ai quali negli ultimi anni si sono affiancati specifici Piani Clima e Piani Caldo.
“I sindaci hanno colto questa sfida culturale – spiega –. Ora è fondamentale accompagnare la pianificazione con interventi concreti, anche di piccola scala, sfruttando bandi e finanziamenti disponibili”.
Modena tra le città più attive
Per quanto riguarda Modena, Andreoli sottolinea come il capoluogo emiliano sia tra le realtà italiane più attente ai temi della sostenibilità e dell’adattamento climatico.
“Il Comune è stato tra i primi ad aderire al Patto dei Sindaci e da molti anni porta avanti politiche di decarbonizzazione. Anche AESS, nata a Modena nel 1999, lavora quotidianamente con l’amministrazione per individuare strumenti, finanziamenti e interventi utili”.
La città può contare su un patrimonio di verde urbano significativo, che rappresenta un punto di partenza importante per affrontare le nuove sfide climatiche. Resta però la particolare vulnerabilità della Pianura Padana, dove gli effetti del riscaldamento globale risultano amplificati.
“Qui viviamo un aumento delle temperature superiore alla media globale – conclude Andreoli –. Proprio per questo Modena può diventare un laboratorio di soluzioni innovative da cui potranno trarre beneficio anche altri territori”.