I gestori delle pompe di rifornimento chiedono al Governo di firmare il decreto per evitare comportamenti scorretti delle compagnie petrolifere, razionalizzare la rete distributiva e tutelare la concorrenza
MODENA – Il Governo interrompe gli sconti sulle accise e il gasolio italiano torna ad essere il più caro d’Europa mentre la nuova chiusura dello stretto di Hormuz sta già facendo risalire il prezzo del petrolio. I gestori degli impianti di rifornimento chiedono più controlli verso le compagnie petrolifere per evitare speculazioni e contratti irregolari nei loro confronti. Dopo lo stop al taglio delle accise il gasolio italiano è tornato ad essere il più caro d’Europa. Per ogni litro che acquistiamo alla pompa, lo Stato torna ad incassare 67,29 centesimi di accise a cui, sul prezzo totale comprensivo anche di materia prima e trasporto, si aggiunge l’iva del 22%, una tassa sulla tassa. La fine degli sconti decisa dal Governo coincide con la nuova chiusura dello stretto di Hormuz: ennesime tensioni tra Stati Uniti e Iran che stanno facendo risalire il prezzo del petrolio. Comportamenti scorretti da contrastare, dicono i gestori, che attendono dal Governo la firma di un decreto concertato con le associazioni di categoria. Nel decreto che attendono gli esercenti, anche la chiusura degli impianti fantasma, per razionalizzare la rete distributiva e consentire risparmi. Tra le richieste dei gestori contro il caro-carburanti, oltre a maggiori controlli anti-speculazioni delle compagnie, anche l’adozione dell’ accisa mobile, un sistema che evita le eccessive oscillazioni dei prezzi.