I dati di Confindustria: stangata alle esportazioni di macchinari, veicole, plastiche e agroalimentare. Bonfiglioli: “L’UE faccia un piano industriale per proteggerci da ciò che accade fuori”
MODENA – La guerra in Medio Oriente ha strozzato nei 33 chilometri dello stretto di Hormuz il 27% del petrolio mondiale, il 20% del gas naturale liquefatto e un terzo dei fertilizzanti: un danno colossale per la Cina, l’India, il Pakistan, ma anche per l’Italia, che perde così l’11% del suo approvvigionamento di gas vedendo il suo prezzo sul TTF olandese raddoppiare nel giro di tre giorni. È questa la fotografia del centro studi di Confindustria Emilia-Romagna, che verso il Golfo esporta 2,3 miliardi di euro l’anno: quasi un miliardo verso i soli Emirati Arabi, 750 milioni di euro verso l’Arabia Saudita; in controvalore l’import è minimo, 101 milioni, ma il danno è duplice. I settori che rischiano di rimetterci di più nello stallo mediorientale legato all’attacco di Israele e Stati Uniti sono i macchinari industriali, che da soli mandano nei Paesi arabi 750 milioni di euro di valore, i mezzi di trasporto, quasi 500 milioni, la gomma e le materie plastiche; quarti i prodotti alimentari, quinto il tessile. I danni per ora sono limitati, troppo pochi i giorni di guerra per effettuare un calcolo reale: per questo la speranza degli industriali emiliano-romagnoli è che il conflitto si chiuda in fretta.
L’incertezza, conclude Confindustria, è anche sul fronte interno – europeo in particolar modo. E assieme alla speranza di una rapida chiusura del conflitto in Medio Oriente torna anche la richiesta all’UE di prendere atto dei nuovi scenari mondiali, definendo un piano industriale che sia meno vulnerabile agli sconvolgimenti fuori dall’UE.
La presidente di Confindustria Emilia Centro, Sonia Bonfiglioli, chiede ora all’Unione Europea di definire un piano che permetta all’UE di fare industria “senza fare affidamento sugli interlocutori internazionali”.