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Maestre di Soliera patteggiano per maltrattamenti sui bambini

Due educatrici della scuola d’infanzia Muratori patteggiano 1 anno e 8 mesi, pena sospesa, con obbligo di corsi antiviolenza.

SOLIERA – (Modena) Il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento a carico delle due maestre della scuola d’infanzia Muratori di Soliera, accusate di maltrattamenti sui bambini. Sono state condannate a 1 anno e 8 mesi, pena sospesa. Le due educatrici, di 64 e 67 anni, hanno patteggiato la pena, sospesa a condizione della partecipazione a corsi bisettimanali antiviolenza. La vicenda è iniziata a gennaio 2025, a seguito delle denunce presentate da alcuni genitori. Le segnalazioni, confermate da intercettazioni audio e video svolte dal commissariato di polizia di Stato di Carpi con il coordinamento della procura, hanno portato ad aprile alla sospensione e all’indagine delle maestre. La procura riteneva sussistenti gravi indizi di colpevolezza. Agli atti risultano aggressioni soprattutto verbali, ma anche fisiche; alcuni genitori hanno infatti riscontrato graffi sui bambini. La notizia ha scosso l’intera comunità, dato che le due maestre erano storiche e molto conosciute in paese. In tribunale erano presenti due delle cinque famiglie coinvolte, che hanno riferito che alcuni bambini stanno ancora seguendo un percorso psicologico per superare il trauma. Tre famiglie sono assistite dall’avvocato Nicola Termanini, che ha commentato: “Abbiamo cercato di contrastare la richiesta di patteggiamento con tutti i mezzi consentiti dal nostro codice. Le famiglie sono dispiaciute per questo esito, ritenendo che le prove raccolte durante le indagini siano estremamente significative, soprattutto considerando che parliamo di bambini di 4 anni. Riteniamo la pena incongrua, in assenza di scuse e di adeguate offerte risarcitorie.” L’avvocato difensore Giovanni Gibertini ha dichiarato: “La mia assistita ha svolto per anni la sua mansione senza contestazioni e sempre con piena soddisfazione di alunni e genitori. La Cassazione ora considera reati metodi che fino a qualche anno fa erano comunemente accettati, come il classico ‘fuori dalla porta’ o le sgridate davanti alla classe. Pur con sofferenza, abbiamo deciso di patteggiare, evitando l’incertezza, oltre al peso morale e mediatico di un pubblico processo.” Soddisfazione per l’esito del processo è stata espressa anche dall’avvocato Roberta Sofia, che difende l’altra educatrice, la più giovane delle due.

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