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Morto suicida Pietro Gugliotta, il vignolese “gregario” della Uno bianca

L’ex-poliziotto partecipò ad alcune rapine della banda, mai ad omicidi, fu condannato per responsabilità morale. Libero dal 2008 si era rifatto una vita in Friuli-Venezia Giulia. La morte risale all’8 gennaio ma era rimasta nel riserbo

VIGNOLA (Modena) – Ai tempi della banda della Uno bianca lavorava alla centrale operativa della Questura di Bologna e abitava a Vignola con moglie e figlie. Pietro Gugliotta, 65 anni, è stato trovato senza vita, impiccato, nella nuova casa di Colle, frazione di Arba, in provincia di Pordenone. Un suicidio che risale all’8 gennaio, ma la notizia era rimasta nel riserbo fino ad ora. Arrestato nel 1994, Gugliotta aveva confessato di aver preso parte a due rapine con la banda, ma mai ad alcun omicidio. Circostanza confermata nel processo, anche se la condanna per lui era stata severa: 20 anni, per responsabilità morale della lunga scia di sangue. Tra il 1987 e il 1994, alla banda dei fratelli Savi, tutti condannati all’ergastolo, sono stati imputati 103 episodi criminosi: rapine a mano armata, 24 persone uccise, 115 ferite. Dopo la condanna la famiglia vignolese si era distaccata dal Gugliotta, che scontata la pena con 14 anni di carcere, dal 2008 era libero e si era rifatto una vita in Friuli-Venezia Giulia. Aveva lavorato per una cooperativa per il reinserimento sociale di ex-detenuti, si era risposato con una donna che aveva già due figli, da un anno era in pensione e stava ristrutturando la casa. La sua avvocata Stefania Mannino ha fatto sapere che si stava anche riavvicinando alle figlie biologiche, che lo andavano a trovare in Friuli. “Un gesto inspiegabile”, ha detto. Tra le ipotesi il timore di tornare ancora sotto ai riflettori per le nuove indagini aperte dalla procura di Bologna alla ricerca di eventuali coperture di cui potrebbe aver beneficiato la banda della uno bianca.

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