Nato a Sassuolo nel 1931, Ruini ha guidato la Chiesa italiana tra Papa Wojtyla e Benedetto XVI. Oggi, a 95 anni, ripercorre la sua vita, la fede e le esperienze personali.
SASSUOLO (Modena) – 95 anni: questo il traguardo raggiunto dal cardinale Camillo Ruini, eminente figura del collegio cardinalizio. E’ infatti nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931. Già segretario generale e poi presidente della Conferenza episcopale italiana, dal 1991 al 2007, oltre che vicario del Papa per la diocesi di Roma, dal ’91 al 2008, il porporato ha guidato la Chiesa italiana tra grandi cambiamenti, in sintonia con Papa Wojtyla e nei primi anni di Benedetto XVI. Oggi, con grande lucidità, il cardinale ha ripercorso la sua vita dentro la Chiesa e nella storia italiana in una lunga intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere: i ricordi d’infanzia, le prove personali, i grandi Papi del suo tempo, il rapporto con i leader politici di ieri e di oggi. Alla domanda sul più grande Papa che la Chiesa ha avuto in questi 95 anni Ruini ha tentennato un po’: “Scelta difficile ma per me il maggiore è Giovanni Paolo II: fu un vero leader mondiale”. Su Giorgia Meloni il giudizio politico e personale è positivo: “La conosco da molti anni, c’è un’amicizia vera”. Tutto il contrario invece su Trump: “Ha sconvolto la politica americana e mondiale, andando in una direzione molto discutibile. Non mi piace la sua spregiudicatezza”. E poi il Ruini uomo, il suo lato più privato. “Mi sono innamorato più volte, di tre o quattro donne in diversi periodi, ma grazie a Dio ho sempre resistito”. “Il segreto della longevità? Una vita ordinata, il Dna di ciascuno, la misura del dono di Dio”. E sulla paura della morte ammette: “Sì, ne ho. Soprattutto perché alla morte segue il giudizio di Dio sulla nostra vita. La paura è attenuata dalla fiducia nella misericordia di Dio, che è infinita”.