Interrogatorio in carcere per i 14 componenti della banda specializzata nell’assalto ai portavalori arrestata mercoledì a Vignola. Solo il custode ha ammesso le sue responsabilità, gli altri hanno fatto scena muta. Contestato l’articolo 628 bis introdotto dal nuovo decreto sicurezza che inasprisce le pene commesse da gruppi organizzati e la rapina aggravata dal metodo mafioso
MODENA – Si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere, tranne il proprietario del fondo che ha ammesso le proprie colpe. Si sono tenuti in carcere gli interrogatori di garanzia per i 14 componenti della banda di rapinatori che stavano preparando l’assalto ad un portavalori sull’A1 ma che sono stati fermati poco prima grazie a una brillante operazione portata avanti dalla Polizia in collaborazione con i corpi speciali. I componenti della banda potrebbero essere tra i primi in Italia a rispondere del nuovo reato introdotto con il decreto sicurezza entrato in vigore a fine febbraio che con l’articolo 628 bis del codice penale inasprisce le pene per le rapine commesse da gruppi organizzati. Rischiano dunque tra i 10 e i 25 anni di reclusione. La norma mira a reprimere rapine in contesti specifici come istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici o trasporti valori, attuate da gruppi organizzati con armi o metodi pericolosi. Alla banda, formata da 12 foggiani e 2 albanesi, tra i 24 e i 64 anni, viene contestata anche l’aggravane del metodo mafioso e per questo il procedimento verrà spostato per competenza alla DDA di Bologna. Dovranno rispondere di tentata rapina aggravata dal metodo mafioso, ricettazione di mezzi rubati detenzione di armi da guerra. Il giudice si è riservato di sciogliere la riserva sull’arresto entro 24 ore ma è altamente improbabile che verranno concesse misure alternative al carcere. Dopo l’interrogatorio gli indagati sono stati riaccompagnati nei penitenziari di Parma, Bologna e Reggio Emilia dove sono stati reclusi dopo l’arresto di mercoledì.