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Da macchine di morte a mezzo salvavita, gira attorno all’immagine dei droni il messaggio Pasquale dell’Arcivescovo Erio Castellucci che così augura la pace in un tempo di guerre

MODENA – Utilizza la metafora dei droni l’arcivescovo Erio Castellucci nel suo messaggio pasquale diffuso dai canali della Diocesi. Un termine entrato da tempo nel nostro vocabolario, ma che ha assunto significati diversi. Da macchina di morte durante la guerra a strumento salvavita durante i soccorsi. L’augurio in questo periodo di guerre, dall’Ucraina a Gaza, dal Libano all’Iran è che sia l’uomo a sceglierne un uso di pace.

IL MESSAGGIO COMPLETO

La parola “drone” non è tra quelle più poetiche della nostra bella lingua. Fino a qualche anno fa era comunque una parola simpatica: richiamava una foto scattata o un filmato ripreso da un “ragno volante” telecomandato, che si librava amichevolmente in cielo, in occasione di un matrimonio, un’escursione in montagna o una scampagnata di gruppo. Ma oggi la sola pronuncia di questa parola desta preoccupazione e mette ansia. Gli ultimi conflitti armati, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina, fanno uso abbondante di droni militari, veri e propri aerei da combattimento. Dal simpatico insetto meccanico di pochi decimetri di larghezza e pochi chilogrammi di peso, si arriva ora all’inquietante macchina da guerra di venti-trenta metri di larghezza e fino a dieci-venti tonnellate di peso. E se quelli volavano a qualche decina di metri da terra, questi arrivano fino a cinque o seimila metri di altitudine.

A chi si domanda, legittimamente, quale sia la relazione tra la Pasqua e i droni, chiedo ancora un attimo di pazienza. Alcune settimane fa ho visitato il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Modena. Nel parco automezzi, accanto a un’autopompa, un furgone, un’autobotte e un gatto delle nevi, si faceva notare un drone di un metro e mezzo circa di larghezza, in uso al Corpo per il soccorso delle persone disperse o in situazioni di pericolo: a causa eventi naturali, terremoti, alluvioni, incidenti. Quel drone aveva già salvato un uomo che, ferito per una caduta durante una camminata in Appennino, si era poi smarrito; era bastato il numero del cellulare per individuarlo e segnalarlo ai Vigili. Un drone che salva la vita, di fronte ai droni che causano la morte: è l’enigma del cuore umano, da sempre capace di incredibile generosità e di incredibile atrocità. La stessa parola, “drone”, evoca morte e vita, amore e odio, soccorso e distruzione, gioia e terrore. La Pasqua è questa mescolanza di croce e risurrezione. Il venerdì imperversa il drone che annienta, semina paura e rovina; la domenica vince il drone che salva, fa fiorire speranza e vita. Sul Golgota si concentrano tutte le violenze umane, i genocidi e le vendette, le ingiustizie e le cattiverie. Dal sepolcro ormai vuoto si aprono tutti i gesti di cura, gli atti di bontà e perdono, le reti di bene che la gente intesse nel proprio quotidiano. Tra pochi anni, nell’esito delle guerre sarà decisiva l’efficienza dei droni; e già attualmente la criminalità organizzata ne fa uso per trasportare droga e armi. Ma i droni saranno sempre più protagonisti anche dei gesti di pace, soccorso e cura: trasportando medicinali e defibrillatori, permettendo a chi custodisce l’ordine civile di controllare meglio i territori, favorendo la ricerca di soluzioni in agricoltura, monitorando le fonti idriche e la stabilità delle infrastrutture e la sicurezza dei cantieri. L’Intelligenza artificiale permetterà un utilizzo più mirato dei droni, nel bene e nel male. Auguro a ciascuno, in queste feste pasquali, di lanciare in volo il proprio drone buono; di telecomandarlo con intelligenza, affetti e desideri di bene; di vigilare sulle persone fragili e smarrite, per tendere loro una mano; di fotografare dall’alto, filmare e diffondere gesti di bellezza, giustizia e cura. È un’azione controcorrente: perché la pace è sempre controcorrente; ma ci basta sapere che è la corrente su cui Gesù è risalito dal sepolcro, risorgendo dai morti.

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