Imposto l’obbligo di “restituire” alle imprese il 50% della tassa europea sull’inquinamento, ma l’Italia chiede la revisione dei parametri e la fine delle quote gratis ad altri Paesi
BRUXELLES – L’Unione Europea ritocca gli ETS ma non li riforma, scatenando critiche bipartisan dall’Italia e anche le proteste degli industriali. Il Ministro Pichetto Fratin e il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini sono in sintonia nel definire il documento di Bruxelles “troppo timido” e “non rispondente” né alle necessità dei settori energivori, tra cui la ceramica, né al desiderio di riportare la manifattura europea al 20% del PIL. Le novità introdotte dall’UE riguardano due aspetti: la redistribuzione delle risorse derivanti dagli ETS, e gli obiettivi di decarbonizzazione. Sul primo fronte arriva forse la risposta più gradita alle imprese, che chiedevano all’UE di reinvestire tutti i proventi della tassa sull’inquinamento in benefici per le imprese stesse, obiettivo che il documento soddisfa letteralmente a metà: quanto raccolto tramite gli ETS andrà restituito alle imprese al 50%, e sotto forma di ulteriori incentivi all’innovazione ecologica, mentre le imprese avevano chiesto di poter usare quel denaro per acquistare gas e carburanti. Oltretutto l’Unione Europea si contraddice parzialmente, riconoscendo che i settori energivori hanno fatto “tutto il possibile” per ridurre le emissioni; e allora dove andrà quel 50%? In elettrificazione soprattutto, e qui bisogna riconoscere all’UE che il processo di conversione in elettrico dei processi industriali è fermo da dieci anni al 23%: il nuovo obiettivo è raddoppiare, arrivando al 46% entro il 2040. Ben vengano dunque i reinvestimenti di risorse degli ETS in politiche green, soprattutto in Paesi come l’Italia che, dei 2,6 miliardi di euro raccolti, ne ha restituiti alle aziende solo 600 milioni, utilizzando i restanti 2 miliardi per la riduzione del debito pubblico. Ultima norma indigesta ai nostri produttori è quella che prevede la conforma di quote ETS gratuite ai Paesi dell’Est ma anche a Grecia e Portogallo, con l’obiettivo di azzerarle gradualmente solo dal 2027. E poi c’è il tema dei Paesi extra UE, che inquinano senza regole. Orsini fa notare che “dal 1990 le emissioni inquinanti sul pianeta sono aumentate del 70%, quelle della Cina ormai superano quelle storiche dell’Europa, senza contare l’India”. Ovviamente la soluzione non può essere quella di tornare a inquinare al massimo anche qui, se l’intendo della specie umana è sopravvivere. Ma è altrettanto chiaro che la lotta per la decarbonizzazione, in solitaria, non si può fare.