La mostra di Palazzo della Minerva, che ha come protagonista il pregiato cimelio modenese, doveva chiudersi venerdì ma è stata prorogata al 4 febbraio
ROMA – Ha conquistato tutti, chi l’ha ammirata nella biblioteca del Senato, a Roma, ne è rimasto letteralmente conquistato e per questo la regina dei manoscritti miniati, la Bibbia di Borse d’Este, resterà in mostra a Roma ancora per un po’. Tornata eccezionalmente visibile al pubblico in coincidenza con il Giubileo 2025 e con il centenario della sua prima presentazione pubblica a Modena. Con un visitatore d’eccezione, Papa Leone XIV che con una visita a sorpresa ha raggiunto Palazzo della Minerva dove è allestita, in occasione del Giubileo, l’esposizione dedicata a uno dei più alti capolavori dell’arte rinascimentale italiana. Per ammirarla da vicino oltre 12mila visitatori si sono recati nella Sala Capitolare a due passi dal Pantheon e proprio a seguito del grande interesse che la mostra ha raccolto l’esposizione è stata prorogata fino al 4 febbraio. Una vera star la Bibbia di Borso d’Este che solitamente è ospitata nelle sale modenesi della Biblioteca Estense Universitaria ed esposta solo in rarissime occasioni per la sua estrema fragilità, definita il libro più bello del mondo, capolavoro dell’arte del Rinascimento. Il manoscritto, composto da due volumi di pergamena finemente miniata, unisce la sacralità del testo biblico alla raffinatezza delle illustrazioni, espressione della maestria tecnica e della ricchezza simbolica della scuola ferrarese.
La Bibbia venne realizzata tra il 1455 e il 1461 per volontà del duca Borso d’Este, signore di Ferrara, Modena e Reggio, dal calligrafo Pietro Paolo Marone e da una équipe di miniatori guidata da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi.
Normalmente è custodita in una teca blindata e super protetta al Palazzo dei Musei, a Roma è esposta in una teca di cristallo realizzata appositamente per monitorare tutti i parametri di luce, temperatura e umidità