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Omicidio stradale, si è costituito il quarto ragazzo fuggito dopo l’incidente

Si tratta di un 18enne Rom, residente nel campo nomadi di via Canaletto all’altezza di San Matteo, che è stato denunciato per omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale. Domani i funerali della vittima.

MODENA – I Carabinieri di Modena hanno chiuso il cerchio sui responsabili del terribile incidente avvenuto sabato pomeriggio all’incrocio tra via Nonantolana e strada Albarteto a Modena, dove ha perso la vita Antonietta Berselli, 89enne che viaggiava su una Lancia Y insieme alla figlia e che è stata travolta da un’Alfa 159 con a bordo quattro persone che stava fuggendo da un controllo stradale. Si è costituito, presentandosi in carcere domenica sera, l’ultima persona non ancora identificata, che subito dopo lo schianto si era allontanato a piedi. Si tratta di un 18enne Rom, residente nel campo di via Canaletto all’altezza di San Matteo, che è stato denunciato per omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale. Ricordiamo che le altre persone a bordo dell’auto erano due minorenni, che sono stati affidati ai famigliari, e un 20enne, sempre di etnia Rom, che guidava l’auto e che è stato arrestato il flagranza e si trova ora al Sant’Anna. Il ragazzo, che non aveva mai conseguito la patente, dovrà rispondere di omicidio stradale aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e omissione di soccorso. Un fatto di cronaca che riaccende i riflettori sul campo nomadi di via Canaletto. Parliamo di un insediamento abusivo, mai censita come micro area dal comune, dove staziona un nucleo familiare di origine slava che si trova in quel punto dopo un provvedimento giudiziario. Il giudice infatti aveva scelto quello come domicilio per arresti domiciliari di uno dei componenti della famiglia. Una situazione ai margini della legalità ormai da dieci anni, come avevamo documentato lo scorso settembre con le nostre telecamere. Oltre ai diversi episodi di attraversamenti pericolosi dei residenti del campo rom, con automobilisti di passaggio che fanno di tutto per non investirli spesso facendo incidenti, si somma la situazione di assoluto degrado dall’altra parte della strada, sempre sotto alla Tav, diventata una discarica a cielo aperto.

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