Accanto a un gruppo di dottoresse di famiglia anche AUSL e UNIMORE per sondare i fattori di disagio che incidono sullo stato di salute dei pazienti
MODENA – “Negli ultimi dodici mesi, ti sei preoccupato che il cibo finisse prima di avere soldi per comprarne altro?”. È una delle domande dolorose ma ritenute necessarie da un gruppo di medici di base che, ispirato da un progetto-pilota americano, ha provato a sondare gli aspetti della vita dei pazienti che sfuggono alla semplice diagnosi di una patologia. Povertà, qualità e certezza della casa, ma anche solitudine e violenza domestica: sentinelle di problemi che poi si traducono nel corpo del paziente, e nelle sue condizioni generali di salute.
Alice Serafini, medico di famiglia, e Lucia Palandri, assegnista di ricerca presso l’AUSL, hanno redatto il test su 45 pazienti assieme al collega Lorenzo Campedelli, che ne ha fatto la sua tesi di specializzazione, Silvia Riccomi e Giulia Ugolini, anche loro medici di base, oltre alla professoressa Elena Righi dell’Università di Modena e Reggio Emilia. UNIMORE, AUSL e medicina di base puntano a proseguire assieme questo studio per effettuare diagnosi più precoci e cure migliori.